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domenica 10 dicembre 2017

POLICORO. IL TENTATIVO DI SCIPPO IN PIENO CENTRO E LA BRUTTA CADUTA. ADESSO INSEGNANTE IN PENSIONE E' RICOVERATA AL SAN CARLO DI POTENZA

VIA SIRIS

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 10.12.17

POLICORO – Grave episodio di cronaca nera nel centro del Metapontino. Un tentativo di scippo avvenuto in pieno centro, in via Siris, il corso principale della città jonica, quello dello shopping, è costato alla vittima prima un accesso al pronto soccorso dell'ospedale Giovanni Paolo II e poi, dopo il trasferimento in eliambulanza, il ricovero in neurochirurgia al San Carlo di Potenza. L'inquietante episodio di criminalità si è verificato attorno alle ore 19 del 4 dicembre scorso anche se la notizia è trapelata soltanto ieri. Agli stessi carabinieri della locale Compagnia, infatti, non lontana fisicamente dal luogo del tentativo di rapina, la denuncia non è arrivata subito dopo l'evento per effetto della sua dinamica. Il fatto è, da quel che abbiamo potuto appurare, che la donna, insegnante in pensione, a passeggio con una collega, è stata improvvisamente fatta oggetto dello strattonamento della borsa che portava a tracolla. La resistenza che ha offerto al tentativo di scippo le è costata la caduta rovinosa per terra con la testa che ha battuto sul marciapiedi. Il rapinatore, definito di corporatura alta e che avrebbe agito con un complice, si è dato, naturalmente, alla fuga. Nell'immediatezza dell'accaduto, però, a prescindere dal turbamento emozionale, la malcapitata ex docente non ha accusato dolori o malesseri tali da consigliare il trasporto in ospedale. Tanto da tornare a casa. Ed è stato tra le mura domestiche che ha avvertito il malore che l'ha costretto all'accesso al pronto soccorso. Qui, dopo gli accertamenti del caso, la diagnosi: trauma cranico con emorragia cerebrale frontale e frattura dello scafoide. Una diagnosi che ha comportato il trasferimento immediato in codice rosso al San Carlo con ricovero in neurochirurgia. Secondo le informazioni raccolte ieri dal sindaco Enrico Mascia le condizioni della donna, non sottoposta ad intervento ma sotto stretta osservazione, sono ritenute soddisfacenti dai medici che l'hanno in cura. Sul piano delle indagini, tuttavia, gli uomini dell'Arma hanno raccolto la testimonianza dell'amica della vittima e sono in attesa di poter interrogare chi ha subito una così grave aggressione. A raccogliere le sue prime dichiarazioni sono stati gli agenti del Posto di Polizia di Stato del nosocomio potentino. Ovviamente l'ennesimo fatto di cronaca nera avvenuto nel centro jonico ha destato allarme nell'opinione pubblica.


IL SINDACO MASCIA: “SIAMO PREOCCUPATI. SCRIVERÒ AL PREFETTO”


POLICORO - “Lo scippo è un atto delinquenziale allarmante. Quanto poi è accaduto, con il ricovero in eliambulanza di una mia concittadina, lo aggrava di più”. Lo ha detto alla Gazzetta il sindaco Enrico Mascia (centrosinistra) a commento del tentativo di scippo avvenuto lunedì scorso nella centralissima via Siris. Un evento di criminalità che fa il paio con i colpi di arma da fuoco ed il ferimento di una persona esplosi il 22 settembre scorso in via Tristano. Senza che siano stati assicurati alla giustizia i colpevoli. “Chiederò un incontro agli inquirenti – ha aggiunto il primo cittadino – e, sulla scorta delle risultanze del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, scriverò una lettera con richiesta di notizie alla prefettura”.

OMICIDIO VINCENZO DE MARE. TRAFFICO DI RIFIUTI E DEPISTAGGI POI ARCHIVIAZIONE

VINCENZO DE MARE IN UN ARTICOLO SU LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 10.12.17

Il 26 luglio del 1993 faceva molto caldo a Scanzano Jonico. Vincenzo De Mare, autotrasportatore della Latte rugiada spa e possessore di un podere dell’ex Ente riforma, pur vivendo con la famiglia a Policoro, stava arando con un trattore la parte più nascosta del fondo. L’omicida, secondo la ricostruzione dei carabinieri, era nascosto dietro un albero, fucile da caccia imbracciato, e gli si parò all’improvviso davanti. Esplose due colpi che colpirono De Mare in pieno. Solo attorno alle 23, la moglie Nicolina Di Nuzzo, deceduta il 14 aprile 2007 senza aver conosciuto il volto del killer del marito, rinvenne Vincenzo cadavere dopo aver bussato a porte rimaste chiuse. L'uomo era immobile sul suo trattore. Alle 2 della notte la rimozione della salma. Ed anche nelle indagini su questo ennesimo delitto irrisolto furono tante le lacune investigative, i depistaggi, i personaggi omertosi. Indagarono per primi i carabinieri di Policoro. Un pensionato fu accusato dell’omicidio. Movente? Dissidi sui confini dei poderi. Ma l’uomo fu scagionato e rimesso in libertà. Il fascicolo passò alla Polizia di Scanzano. L’ispettore Franco Ciminelli indagò sul lavoro della vittima. La pista dei traffici illeciti dei rifiuti tossici finì in un’informativa che arrivò al pm Vincenzo Autera con forte ritardo. Ciminelli, nel 1995, fu trasferito. Ed un suo superiore, Pietro Ostuni, fu sottoposto a procedimento giudiziario. Tuttavia, fu archiviazione. Il caso, però, fu riaperto dalla Direzione distrettuale antimafia nel 2005. Nell’ex centrale della latte Rugiada spa furono rinvenuti bidoni con sostanze chimiche. Il 26 aprile 2007 la notizia che cinque persone erano state iscritte nel registro degli indagati. Ma fu nuova archiviazione. Poi, l'accusa di false dichiarazioni al pubblico ministero contro un agricoltore di Scanzano Jonico condannato in primo grado ma con reato prescritto in appello.

L'OMICIDIO DI MARIO MILIONE. NESSUN CARNEFICE PER IL DELITTO E UNA LAPIDE SENZA LA DATA DI MORTE

LA LAPIDE DI MARIO MILIONE SENZA LA DATA DELLA MORTE

MARIO MILIONE

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 10.12.17
 

Forse era ancora vivo Mario Milione, 37enne di Policoro, quando la Lancia Dedra nel cui bagagliaio era stato nascosto e dove fu ritrovato fu data alle fiamme tra il 15 ed il 19 ottobre 2004. Una morte atroce che grida giustizia contro i suoi carnefici ancora senza nomi e volti. L’auto con i poveri resti dell’uomo, marito e padre di due figli allora minori, fu rinvenuta in contrada Pantano, a Ginosa (TA), dopo il confine tra Basilicata e Puglia. Forse, un depistaggio. Sul posto intervennero i carabinieri di Castellaneta ed il pm Ida Perrone, della Procura di Taranto. Il prof. Luigi Strada, lo stesso del caso Sarah Scazzi, eseguì l’autopsia all’Istituto di medicina legale di Bari e scattò radiografie su quelle ossa annerite. L’unico dato certo è che non furono riscontrate lesioni da arma da fuoco. Solo l’analisi del dna confermò che quei resti erano di Milione. Ed il padre Salvatore rivelò di essersi recato dopo 7 giorni sul posto del ritrovamento e che raccolse alcune ossa del figlio lì abbandonate. La denuncia della scomparsa era stata effettuata dalla moglie, Angela Falcone, il 15 di quello stesso mese. Poi, il tragico ritrovamento. Gli inquirenti indagarono sulla via della droga tra Taranto ed il Metapontino. Ma Mario non era mai stato invischiato in storie di spaccio. E la sua lapide, nel cimitero di via Puglia, è ancora senza la data di morte. Sul marmo, la sua foto, una riproduzione della Pietà di Michelangelo, un riquadro con inciso “Amarti è stato facile dimenticarti impossibile”, la data di nascita, 18.11.1967. Perchè non c'è quella della morte? Perchè non è stato possibile stabilirla con esattezza. Salvatore dichiarò a più riprese “di avere forti sospetti su alcune persone come responsabili dell’omicidio di mio figlio. Sono disponibile a fornire il loro nomi alle forze dell’ordine ed ai magistrati”. Ma nessuno ha mai ritenuto di acquisire la sua testimonianza.

LA MORTE DI GIUSEPPE PASSARELLI. “FU SUICIDIO” MA L'ASSOCIAZIONE ANTIMAFIA LIBERA SOSPETTA LA SPARATORIA

GIUSEPPE PASSARELLI

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 10.12.17

Passarelli Giuseppe. Omicidio? A distanza di 20 anni dalla morte (nella caserma dei carabinieri di Cassano allo Jonio (CS) dove il 19enne nato a Policoro svolgeva servizio, ndr), il 24 marzo 1997, malgrado gli appelli della famiglia, che non ha mai creduto alla versione del suicidio e che da sempre cerca di svegliare coscienze che abbiano a cuore la ricerca della verità, nessuno riapre il caso”. Lo sostenne l'associazione Libera Basilicata in un comunicato nell'ultima ricorrenza del fatto di cronaca in cui chiese che “qualcuno cominci ad indagare su un caso archiviato tre volte come suicidio. Che si riaprano le indagini. Che si riesumi il corpo. Che si utilizzino le nuove tecniche che la scienza mette a disposizione. Che si approfondiscano le dichiarazioni dei commilitoni. Che si cerchi di capire perché la divisa del ragazzo fosse imbrattata di terra. Che si approfondisca l’esito dell’autopsia che mette in evidenza contraddizioni rispetto alle dichiarazioni rilasciate”. Ed ancora: “Vogliamo che si accerti se siano vere o meno quelle “voci di popolo” che parlano “di una sparatoria all’esterno della caserma quella mattina”. Ma non era finita. Libera: “Vogliamo che gli inquirenti verifichino la corrispondenza tra la pistola da cui è fuoriuscito il colpo e quella in dotazione a Giuseppe. Vogliamo che gli inquirenti decidano di comparare le schede di armamento degli altri carabinieri in servizio. Si potrebbe riaprire il caso grazie ad un nuovo elemento non preso in considerazione nell’inchiesta: l’inesistenza della scheda di armamento”. Infine, un appello che rilanciamo anche ora: “Sosteniamo i familiari e chiediamo a tutti, dai cittadini di Cassano, agli ex colleghi di Giuseppe, ai soccorritori degli ospedali di Castrovillari (CS) e di Cosenza, di contattarci a basilicata@libera.it per darci ogni elemento utile nel ricostruire cosa successe quel 24 marzo 1997”.

IL CASO. LUCA ORIOLI E MARIROSA ANDREOTTA. UN GIALLO DI 30 ANNI INTORNO ALLA MORTE DEI FIDANZATINI

OLIMPIA FUINA ORIOLI, IL GIORNO DELLA RIESUMAZIONE DELLE SALME, 17 DICEMBRE 2010, CON LA CRIMINOLOGA ROBERTA BRUZZONE

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 10.12.17

Il caso dei “fidanzatini di Policoro” ebbe inizio il 23 marzo 1988. Luca Orioli, 20 anni, e Marirosa Andreotta, 22, furono trovati senza vita nella stanza da bagno della casa di lei. Non fu fatta l’autopsia. Seguirono 4 perizie. La prima parlò di una scarica elettrica scoccata da un caldobagno. Ma un magistrato dimostrò che era errata. La seconda diede la colpa ad un filo elettrico snastrato. Ma fu dimostrato, dal papà di Luca divenuto “investigatore”, deceduto senza conoscere la verità sulla morte del figlio, che in altre foto del tragico evento il filo era correttamente rivestito. La terza: avvelenamento da monossido di carbonio (CO) dallo scaldacqua del bagno. La quarta: duplice omicidio. Il 27 gennaio 1996 furono riesumate le salme. Ma l’apparecchio dei raggi x era rotto. La conclusione del 1977: morte da elettrocuzione. Nel giugno 2007, però, una nuova inchiesta aperta come filone di quella “Toghe lucane” dal pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, oggi sindaco di Napoli. Nel dicembre 2010 la nuova autopsia in un cimitero di Policoro assediato da cronisti. Il caso era esploso a livello mediatico. Nel giugno 2011, tuttavia, il prof. Franco Introna, il medico legale del caso Elisa Claps di Potenza, nella sua perizia riparlò di avvelenamento da CO. Da qui la richiesta di archiviazione della Procura di Matera e l'opposizione della famiglia Orioli per il tramite di Nino Marazzita, notissimo legale e volto tv, coadiuvato dal collega Ivan Iurlo. Ma il gip Rosa Bia archiviò il procedimento. Marazzita sostenne: “Il caso non è chiuso. Impugnerò il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione perchè c'è qualche violazione di legge nel dispositivo del magistrato”. Sul piano legale la vicenda finì nel 2013. Non sul piano dell'impegno della madre di Luca, Olimpia Fuina Orioli, divenuta ambasciatrice in Italia della ricerca di verità e giustizia sulla morte del figlio.

CRONACA. POLICORO. “GIORNATA DEL RICORDO”, IL 23 MARZO 2018, PER NON DIMENTICARE I DELITTI IRRISOLTI. IL SINDACO MASCIA ACCOGLIE LA PROPOSTA DI D'ALESSANDRO E DI PIERRI (POLICORO FUTURA)

OLIMPIA FUINA ORIOLI DAVANTI AL TRIBUNALE DI MATERA
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 10.12.17
Il Comune di Policoro istituirà ufficialmente la “Giornata del ricordo” sui delitti irrisolti che riguardano suoi concittadini. Il sindaco Enrico Mascia (centrosinistra) ha fatto sua la proposta del gruppo politico Policoro futura, tramite Gianni D'Alessandro ed il consigliere comunale Gianni Di Pierri. Al centro dell'evento il caso dei “fidanzatini” Luca Orioli e Marirosa Andreotta, rinvenuti senza vita nella casa di lei in circostanze oggetto di depistaggi e false perizie; gli omicidi senza colpevoli di Vincenzo De Mare e Mario Milione; il suicidio “sospetto” del carabiniere Giuseppe Passarelli. Ma ecco Mascia: “Sono d'accordo con D'Alessandro e Di Pierri. La comunità non deve dimenticare queste “macchie” che riguardano tutta la città. Macchie da lavare al più presto anche se sono passati tantissimi anni. Sono sicuro che le forze dell'ordine sono sempre impegnate su questi tragici fatti di cronaca nera”. Si potrebbe istituire la manifestazione il 23 marzo, ricorrenza, e nel 2018 sarà il trentennale, del rinvenimento dei corpi di Luca e Marirosa? “Si. Mi hanno proposto anche di invitare Olimpia Fuina, la madre di Luca, e sono d'accordo anche su questo: dare voce a questa mamma qui dove si è verificata la vicenda e dove lei ha vissuto con la famiglia per tanto tempo”. Olimpia ha ricevuto cittadinanze onorarie in due Comuni del Piemonte, nel 2016 ad Alpignano (TO) e nel 2017 a Caselette (TO), e la città di Massafra ha intitolato a Luca il suo sportello sociale. Si può pensare ad una cittadina onoraria per lei anche da parte di Policoro? Mascia: “Su questo aspetterei un punto fermo in indagini che si trascinano da decenni. Quando avremo maggiore chiarezza sull'accaduto si potrà pensare anche a questo”. Sin qui il primo cittadino del centro jonico consapevole delle ferite che tali “cold case” hanno inferto nella sua comunità. Tra gli invitati alla “Giornata del ricordo” ci saranno, oltre ai familiari di Luca e Marirosa, i figli di De Mare, ucciso con due colpi di fucile il 26 luglio 1993 mentre arava un suo fondo a Scanzano Jonico ma con residenza e famiglia a Policoro; i parenti di Mario Milione, bruciato vivo nella sua auto nelle campagne di Ginosa (TA) tra il 16 ed il 19 ottobre del 2004 ma anche lui nato e vissuto nel centro jonico; i genitori di Giuseppe Passarelli, un giovane carabiniere nato nel comune del Metapontino vittima di un suicidio dai tantissimi lati oscuri avvenuto il 24 marzo 1997 nella caserma dei carabinieri di Cassano allo Jonio (CS).

ARTICOLI PUBBLICATI OGGI, 10.12.17, SU LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO



1) Cronaca. Policoro. Giornata del ricordo per non dimenticare i delitti irrisolti. Il sindaco Mascia accoglie la proposta di D'Alessandro e Di Pierri (Policoro futura). 2) Luca Orioli e Marirosa Andreotta. Un giallo di 30 anni intorno alla morte dei fidanzatini. 3) Omicidio Vincenzo De Mare. Traffico di rifiuti e depistaggi poi archiviazione. 4) La morte di Giuseppe Passarelli. “Fu suicidio” ma Libera sospetta la sparatoria. 5) Mario Milione. Nessun carnefice per il delitto e una lapide senza la data di morte. 6) Policoro. Tentato scippo e brutta caduta, adesso insegnante in pensione ricoverata a Potenza. 7) Il sindaco Mascia: “Siamo preoccupati. Scriverò al prefetto”. 8) Rotondella. Interrogazione dell'on. Florio (FI) e richiesta di accesso agli atti dell'avv. Bellizzi (Med no scorie). 9) Rotondella. Arci, sprechi alimentari. C'è “Avanzi popolo”. 10 Calcio. Eccellenza. Sarà un Metapontino nuovo di zecca nel match col Lagonegro. 10) Nova Siri. Si esibisce il duo Desiante-Dibattista. Concerto “Merry Christmas” di Musicarte.